“Perduto in questa tenebra infinita, cerco un abbraccio che mi ricordi d’essere uomo “ 

Raramente si prova la gioia di essere figli e fratelli dell’umanità. Solo se immaginiamo di essere perduti nello spazio infinito e tenebroso, ci si rende conto che il primo desiderio sarebbe quello di incontrare un essere umano, unico essere con il quale sarebbe possibile comunicare.  Non esiste galassia , stella o pianeta, con il quale noi esseri umani possiamo comunicare; solo con un nostro simile abbiamo la possibilità di una relazione cosciente.  Quando proviamo a parlare di Dio ci perdiamo. Pur usando il nostro pensiero più profondo non riusciamo a “toccare” l’autenticità di quella Verità. Dio presente in ogni essere vivente, anche in noi esseri umani, purtroppo ancora incapaci di percepire ed essere coscienti di ciò che è divino in noi. 

Per poter ridurre l’Origine di tutte le cose ad un essere con cui poter comunicare , dovremmo immaginarlo come energia incarnata nell’umanità. Una energia non ancora capace di manovrare la propria creazione, attraverso la quale dovrebbe vedere se stessa in veste di essere umano. 

L’Essere che lo spirito umano anela a conoscere non esiste ancora. Solo una frazione di Se si è manifestata attraverso i maestri incarnati e il suo intero sorgerà solo quando l’intera umanità vivrà nella consapevolezza della propria divinità. 

Anche se malformato, Dio è in ogni “parola “ dell’umanità. Il medico, filoso e sacerdote polacco Johannes Scheffler chiamato Angelus Silesius in un suo epigramma scrive: “Uomo s’è fatto Dio per te. Se, in cambio, Dio non ti fai, ne insulti morte e nascita.” 

Da questo differente punto di vista sembrerebbe che sia Dio a voler diventare uomo, o meglio a voler diventare essenza umana, ma per raggiungere questo occorre un Dio risvegliato nell’Umanità. 

Certo è difficile pensare che ciò che chiamiamo Dio, incluso tutto ciò che concerne il potere del suo Essere, possa in qualche modo essere imperfetto, Dio incapace di esprimere pienamente se stesso, chiuso, imprigionato e perduto nella sua stessa creazione di “ essere umano”. 

Ho veduto un condor , chiuso in gabbia per lungo tempo, liberato davanti ad una meravigliosa valle con uno spazio infinito davanti a sé, dove volavano liberi altri condor. È rimasto, sopra la roccia dove era stato posato per lungo tempo, fermo, con le ali completamente aperte, ad osservare quello spazio che non capiva. Muoveva istintivamente le ali ma non conosceva il volo. Dopo una lunga tensione fra la sua identità di uccello in gabbia e ciò che era davanti a sé, qualcosa è scattata nel suo istinto e si è librato in volo. Indicibile gioia nel vederlo sospeso in cielo. 

Penso che anche noi esseri umani siamo fermi, già da lungo tempo, su una roccia, ma non riconosciamo la valle e lo spazio che è di fronte e dentro di noi, o forse è Dio stesso che è rimasto imprigionato nella gabbia del Mondo. 

Con questa visione non c’è più un Dio a cui rivolgere le proprie preghiere ma occorre riconoscerlo in noi stessi, affinché il magnetismo dell’Amore possa ricomporre le infinite scintille di luce (energia psichica ) in un unico essere Umano e Divino. 

L’Umanità non può lavarsi le mani di fronte ad una RESPONSABILITA’ così grande.